PRENDERE CONFIDENZA CON LA MORTE (2)

L’umanità si misura in questi giorni con lo shock della mortalità.Improvvisamente ci siamo sentiti tutti impotenti di fronte a un evento naturale, proprio come la vita, ma sul quale non abbiamo mai riflettuto fino in fondo. Abbiamo sempre creduto di esserne esenti e così l’abbiamo spesso ignorata,
e ora che la morte ci sfiora, stiamo tutti asserragliati in casa sperando che non tocchi a noi, e magari in questi momenti di ritiro forzato preghiamo e facciamo dei buoni proponimenti per un futuro che soltanto una qualche protezione divina può garantire.

L’attuale esperienza ci insegna che la morte non attende che le cose siano compiute o non compiute, non guarda se uno è ammalato o in buona salute, se sia giovane o vecchio.Anche se abbiamo sempre evitato di pensarci, la morte arriverà immancabilmente, spesso senza preavviso.

Il buddhismo dice che quando moriremo non potremo portarci dietro niente: né i beni, né i ricordi e nemmeno una foto di ciò cui teniamo di più.
Saremo soli e nessuno potrà fare niente per noi, né i medici, né i nostri parenti,né i nostri amici.

L’unica cosa che ci sosterrà in quel momento sarà la pace interiore. In un interessante capitolo che fa da appendice al “Libro tibetano dei morti”, il Re della morte si rivolge al defunto con queste parole: “Le cattive azioni fatte da te non sono state fatte da tua madre né da tuo padre, né da tuo fratello o dai tuoi compagni.  Da te sono state fatte e proprio tu stesso ne incontrerai le conseguenze“.
Qui sta il segreto: prepararci alla morte non significa chiederci cosa ci succederà “dopo” che avremo lasciato il corpo, ma piuttosto pensare seriamente a ciò che viene “dopo” le cattive azioni che, in vita, compiamo deliberatamente ogni giorno.

Quelle azioni che producono la morte nel cuore di chi facciamo soffrire con i nostri egoismi, con le nostre menzogne o con la nostra indifferenza.
Se danneggiamo qualcuno, quando ci capita di incontrarlo ci sentiamo a disagio, ma se facciamo del bene andiamo incontro a tutti con mente gioiosa.

Questo è il “dopo” al quale dobbiamo guardare, infatti il nostro stato mentale sarà determinante anche per quanto avverrà al momento della morte.Finché siamo in tempo, sviluppiamo l’altruismo e la compassione, perché morire bene vuol dire arrivare al nostro ultimo istante in piena tranquillità, senza rimpianti e senza colpe, con la serenità che dimora nella coscienza di chi può dire in ogni circostanza “Amore è il mio nome”.

Lama Paljin Tulku Rinpoce

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