NIENTE DURA, TUTTO CAMBIA (4)

Meditando sul divenire delle cose, il Buddha elaborò i seguenti quattro principi dell’impermanenza, che sono fra i fondamenti della sua dottrina:

  • Tutto ciò che è unito, si separerà.
  • Tutto ciò che nasce, muore.
  • Tutto ciò che è costruito, crollerà.
  • Tutto ciò che è composto, si decompone.

Nella dinamica del divenire, ogni fenomeno nasce da cause e condizioni, si forma, si sviluppa, declina e si trasforma.

La nascita, la malattia, l’invecchiamento e la morte, che fanno parte del nostro percorso di vita, sono la naturale dimostrazione dell’impermanenza.
Il cambiamento è ineluttabile ma noi non siamo abituati a considerarlo come una peculiarità della nostra esistenza e difficilmente lo accettiamo, specialmente se non volge a nostro favore. Eppure i segni intorno a noi, e in noi, sono evidenti.

Le nostre esperienze si susseguono: cambiamo lavoro, cambiamo casa, cambiamo amici.

Il nostro stesso modo di pensare cambia in relazione all’ evolversi del nostro sapere, ma noi passiamo attraverso questi momenti senza riflettere che essi sono un segno dell’impermanenza, e che tutta la nostra vita è scandita dal ritmo del cambiamento. Vediamo invecchiare i nostri genitori e non vediamo che anche noi stiamo invecchiando. Ce ne accorgiamo soltanto il giorno in cui, presi dalle paturnie, notiamo di avere qualche capello bianco e percepiamo le prime rughe sul nostro volto.

I capelli bianchi e le rughe non spuntano in una notte, ma prima, in preda all’ euforia esistenziale, non li abbiamo mai notati. Ci vuole qualcosa di forte, un dispiacere, un’emozione distruttiva, un imprevisto negativo per farci vedere la realtà di un corpo che fin dalla nascita è soggetto al cambiamento.

Quando stiamo bene ci illudiamo che tutto sia magnifico ed eterno e quando stiamo male siamo preda della depressione e pensiamo con tristezza a ciò cui dobbiamo rinunciare, o che abbiamo perso, o che non avremo più.

Una grande sofferenza o un tragico evento come questa pandemia, dovrebbero portare a interrogarci sul senso della vita e ad affrontare i cambiamenti senza illusioni, ma soprattutto ci dovrebbero indurre a liberarci dai sentimenti egoistici che sempre ci separano dal prossimo e farci capire che non dobbiamo sprecare neppure un attimo del nostro breve passaggio su questa terra.

Comprendere l’impermanenza, aiuta ad affrontare i cambiamenti senza affliggersi  e anche a prendere le decisioni appropriate nei momenti opportuni.

Sono certo che molti di noi, in questi mesi, si saranno detti: ”Non ho fatto testamento e se muoio niente sarà a posto”. I notai avranno molto da fare, quando termineranno i divieti.

A questo proposito ricordo una pratica chiamata “Il potere dei semi bianchi” che suggerisce di non aspettare la morte per devolvere i nostri beni agli eredi, ma invita a dare subito un aiuto a chi ha bisogno o che potrebbe trarre, qui e ora, un grande beneficio da una provvidenziale donazione.

Siamo nell’ era della velocità: tutto scorre rapido come le acque impetuose di un torrente in piena, e noi ci facciamo trascinare come fuscelli, dimentichi che siamo gli artefici del nostro futuro.

Un futuro che sarà di beneficio per tutti soltanto se sapremo vivere nell’ altruismo, nell’ amorevole gentilezza e nella bontà il tempo che ci rimane.

Amiamoci di più, finché possiamo…

 

 

 

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