L’ENERGIA DELLA PREGHIERA (3)

Nei momenti di paura e disperazione si moltiplicano le iniziative delle varie religioni tendenti a concentrare le energie della preghiera per combattere le calamità. Le preghiere collettive generano Indubbiamente una grande forza, che dipende dalla qualità dell’atto che ciascuno personalmente compie. E questa forza diventa efficace soltanto se alimentata da una pura intenzione.

In tutte le religioni la preghiera è uno strumento di purificazione fisica e mentale. C’è chi la definisce introspezione, chi riflessione, chi meditazione  o altro ancora, ma lo scopo della preghiera è uno solo: quello di far coincidere la frequenza vibratoria dell’individuo con la frequenza vibratoria dell’energia universale, o Assoluto, o Dio oppure Chiara luce originaria.

Secondo il Buddhismo, l’energia universale è luminosa, incontaminata e armoniosa e l’uomo, per raggiungere questa armonia, deve purificare i propri canali energetici grossolani e sottili. Così facendo può accedere a uno stato di coscienza basato sul silenzio. Il silenzio interiore ed esteriore giova alla pratica.

Infatti all’iniziale potere evocativo e suggestivo della parola segue la intima risonanza della fiducia e del raccoglimento: due fattori che facilitano l’ascolto e la comprensione.

I sistemi di purificazione e le relative preghiere sono differenti da religione a religione, ma perseguono una analoga finalità: il Bene. Per questo, quando si prega, non c’è distinzione tra credenze e culture, tra ricchi e poveri, tra maschi e femmine: chiunque preghi produce una energia che va a beneficio di tutti.

E vale più una preghiera fatta una sola volta dal più profondo del cuore, che mille ripetizioni prive di sentimento.

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