LE PAROLE RISPECCHIANO IL NOSTRO ANIMO (7)

Le circostanze difficili sono un prezioso banco di prova per qualsiasi relazione.
Il virus che ci ha costretti a restare stare in casa per intere settimane, condividendo con i nostri familiari tutte le ore della giornata, ha determinato esperienze nuove ed è stato anche un’occasione per scoprire degli altri ciò che, presi dalla routine quotidiana, avevamo ormai dimenticato, o per comodità trascurato e ha messo a nudo la nostra suscettibilità.

Un ruolo importante nella riscoperta del carattere di coloro con cui abitualmente condividiamo la vita è stato svolto dalle conversazioni e dall’uso delle parole all’interno del dialogo.

Uno dei principali problemi che si presentano quando comunichiamo, nasce dal modo con cui vengono recepite dall’altro le parole che pronunciamo. Infatti, a seconda del proprio stato emotivo l’interlocutore intende il discorso a  differenti  livelli di significato. I valori convenzionali che la cultura attribuisce alla parola sono soggetti alle variabili determinate dalle sfumature nei toni e nella mimica di chi la pronuncia e dalla interpretazione che ne fa l’individuo cui la comunicazione è diretta.

Interpretazione che dipende dalla disposizione d’animo del soggetto e per questo motivo i dialoghi sono sempre portatori di un senso da determinare qui ed ora.

La parola è una potente arma e ha un importante peso nella esistenza di ciascuno di noi. Non è dunque un caso se nel suo primo discorso sulle “Quattro nobili realtà”, il Buddha abbia citato la parola tra i fattori che caratterizzano la via che porta alla cessazione della sofferenza.

La retta parola figura all’interno della disciplina morale illustrata nell’”Ottuplice Sentiero” e  comprende il non mentire, non dire maldicenze, non pronunciare parole dure o ingiuriose, non parlare a vanvera, ma anche lasciare da parte i lamenti, la derisione, l’odio, l’inganno, l’ipocrisia.

Ci sono comunque  numerosi altri modi in cui le persone possono usare le parole.
Un linguaggio può essere opportuno o inopportuno, vero o falso, connesso con l’amore o con l’odio, amichevole o pieno di inimicizia, gentile o aspro.

Ogni parola nasce da un pensiero e la qualità positiva o nociva del pensiero dipende dallo stato interiore di chi lo produce. Le parole positive sono dettate dalla amorevole gentilezza mentre le parole negative sono determinate dai tre veleni che contaminano la mente dell’uomo: il desiderio o attaccamento, la rabbia o avversione, la confusione o illusione.

La parola è retta quando viene da un sentimento d’amore, di benevolenza e di equanimità verso tutti, mentre la parola sconveniente deriva da stati d’animo negativi e dobbiamo tenere ben presente che può destare reazioni dello stesso genere, interiori ed esterne, di imprevedibile portata.

Ovviamente la purezza del parlare e le parole affettuose e gradevoli, possono generare pacifiche e fruttifere relazioni ed è questo che tutti dovremmo avere come obiettivo, sapendo che la parola buona è una grande medicina che può dare benefici risultati.

Ma attenzione: è facile essere affabili e premurosi in situazioni armoniose e piacevoli, ma è nei momenti di tensione che dimostriamo se veramente siamo amorevoli e gentili ed è proprio in questi casi che dobbiamo saper controllare le nostre parole.

Non lasciamo che i pensieri perturbanti sporchino i nostro linguaggio: nessuna parola, in nessuna circostanza e in nessun luogo del mondo, sia fonte di dolore.

 

 

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