Oltre 2500 anni fa, nel suo primo insegnamento pubblico, il Buddha, illustrando la teoria delle quattro nobili realtà descrisse, nella prima parte, i seguenti otto tipi di sofferenza.La nascita, perché il nostro corpo e la nostra mente sono la base per ogni tipo di sofferenza.  L’invecchiamento, causato dal degrado prodotto dallo scorrere del tempo. La malattia, che nasce dallo squilibrio degli elementi che compongono il corpo. La morte, che genera la paura di perdere la vita. Essere uniti a ciò che non si ama, ed essere vincolati da un’unione indesiderabile. Essere separati da ciò che si ama, e non poterlo raggiungere a causa della separazione stessa. Non ottenere quanto si desidera, e soffrire a causa del mancato conseguimento del risultato atteso.In questo contesto vengono anche considerate la sofferenza del cambiamento e la sofferenza onnipresente che deriva dalla insoddisfacente esistenza condizionata e dai nostri infruttuosi tentativi di sfuggire al dolore.Nessuna circostanza in tempi recenti ha messo così a dura prova la nostra esistenza come questa epidemia. Siamo stati scardinati dalla routine subendo un trauma che ha coinvolto tutti gli aspetti del vivere quotidiano e stiamo facendo in pochi mesi tutte le esperienze elencate nella Prima Nobile Realtà. L’impossibilità di uscire per andare in visita a parenti e amici, ma anche di praticare uno sport o passare un po’ di tempo in una località di villeggiatura ci tiene lontani e separati da ciò che amiamo. Per contro lo stare in casa giorno e notte con i familiari, genera momenti di nervosismo e qualche volta abbiamo anche desiderato di essere da tutt’altra parte, soli ma in pace.  Oggi, non poterci muovere ci priva dei piccoli piaceri che in condizioni normali ci sollevano dallo stress: fare compere, coltivare un hobby, passeggiare, incontrare persone care e non ottenere ciò che desideriamo ci fa soffrire non poco.Ci sono altri tre fattori con cui ci confrontiamo tutti giorni e che ci inquietano: la vecchiaia, la malattia e la morte. Il virus ha dimostrato di attecchire in ogni dove, indiscriminatamente e anche se mettiamo le mascherine, i guanti e osserviamo strette regole igieniche, la paura della malattia pervade la nostra mente. Gli anziani nella loro naturale fragilità sono i più esposti alle conseguenze della contaminazione e questo ci obbliga a riflettere sul fatto che invecchiare vuol dire andare incontro al decadimento fisico e mentale, e soprattutto avvicinarsi ineluttabilmente al momento di lasciare il corpo. Se la debolezza che naturalmente coincide con l’invecchiamento è emersa con drammatica chiarezza nella mente degli anziani che improvvisamente si sono sentiti più minacciati e indifesi, tutti noi siamo duramente messi a confronto con la realtà della morte. Una morte che fino a ieri i giovani esorcizzavano con il divertimento, pensando di essere indistruttibili e i vecchi allontanavano dalla mente fidandosi della ritrita e adulatoria frase “Hai la tua età, ma dimostri molti anni in meno”.Stiamo verificando che il nostro corpo e la nostra mente sono la base della sofferenza e che la nostra intera esistenza, fin dalla nascita, è permeata di dolori fisici, disagi, insoddisfazione.Quando c’è qualcosa che ci disturba, ecco che queste frustrazioni emergono facendo scattare comportamenti che corrispondono ai sei stati mentali che il Buddhismo definisce “mondi in interiori”. Sei condizioni della nostra mente che sfociano in azioni di corpo, parola e mente, dettate dai nostri pensieri conflittuali e dalle emozioni distruttive. Tali stati sono anche chiamati “destini”, e caratterizzano il passaggio continuo da una condizione all’altra in una circolarità senza interruzione, ma  vengono anche definiti “reami” in cui dimoriamo mossi dalle passioni e dal karma.Queste sei condizioni interiori rappresentano le miserie della nostra mente e sono definite come segue: mondo degli inferi, mondo degli spiriti affamati, mondo degli animali, mondo degli umani, mondo dei semidei e mondo degli dei. Noi, a seconda delle circostanze e dei nostri stati d’animo, entriamo in uno di questi mondi per poi lasciarlo e infilarci subito in un altro, vivendo ogni giorno le situazioni che vengono attribuite agli abitanti dei sei reami.Non è difficile comprendere come la nostra mente viva in un inferno quando siamo presi dalla collera, dall’odio o dalla violenza. Oppure che viviamo nel mondo degli spiriti affamati quando siamo avidi o avari. O ci sentiamo nel mondo degli animali quando abbiamo paura di non essere in grado di guadagnarci da vivere o abbiamo l’impressione di essere sfruttati, o temiamo di subire prevaricazioni e violenze. Soffriamo nel mondo degli uomini quando siamo travagliati dal desiderio o vittime di una presunzione che ci fa sentire migliori e separati dal prossimo. Per non parlare delle ambizioni, dell’invidia o della gelosia che ci proiettano nel mondo dei semidei e che generano fissazioni difficilmente controllabili. Ma non siamo soddisfatti neanche quando le cose vanno bene e ci sentiamo nel mondo degli dei: infatti l’attaccamento agli agi e ai piaceri ci rende aridi e insensibili alle necessità degli altri. Da questo si evince che le nostre sofferenze vengono da dentro di noi e non dall’esterno e che cessano quando riusciamo a eliminare gli impulsi che le mantengono in vita.Un detto tibetano paragona la mente a un pesce che nuota libero nell’oceano. Ma se incappa in una rete, ne resta imprigionato e si agita senza poterne uscire. In queste condizioni tutte le sofferenze del pesce sono all’interno della rete.Così è anche per la nostra mente: se cade nella rete delle passioni, delle illusioni e della confusione diviene vittima di tutte le sofferenze che costellano la nostra esistenza. Il vero problema è riuscire a tagliare la rete e non cascarci più.

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