La pandemia ci obbliga a una prolungata pausa operativa che si rivela utile per fare riflessioni di vario genere: col pericoloso diffondersi del contagio, e nel timore della morte, forse ci siamo ritrovati a pensare ai conti che abbiamo in sospeso con la vita.Ognuno si sarà preoccupato per i suoi cari o per i propri beni. Molti avranno fatto il serio proponimento di aver maggiore cura della propria salute. In generale, tutti si chiedono come potrebbe essere l’esistenza domani. Per rispondere a questa domanda bisogna tener conto di innumerevoli fattori socio-economici che sono di competenza delle Istituzioni. Però una cosa è certa: l’uomo raccoglierà i frutti di quello che ha seminato. Sul piano globale, lo vedremo più avanti, ma a livello individuale lo possiamo verificare fin da subito, esaminando le nostre situazioni personali alla luce della teoria sul karma.Se dovessimo lasciare il corpo oggi, quante vicende conflittuali resterebbero irrisolte? Quali diatribe avremmo potuto sedare con poche parole di pace, che per orgoglio non abbiamo saputo trovare? Quante incomprensioni non sono state chiarite? Eppure sarebbe bastato solo un piccolo segno di umiltà. Forse non abbiamo neppure trovato il modo di esprimere nella giusta misura il nostro affetto a chi si aspettava un atto d’amore. Tutte queste situazioni ancora aperte sono un aspetto karmico che dovremmo considerare  nel caso di una dipartita, ma ancora di più se dovessimo riprendere presto la nostra vita normale. Forse è il caso di metterci in moto subito per eliminare il karma finora prodotto, perché non dipende dal destino ma lo generiamo noi.Infatti “karma” vuol dire “azione” e concerne tutte le azioni di corpo, parola e mente che facciamo quando orientiamo le nostre attenzioni verso persone o cose che sollecitano emozioni sia positive che negative. Più precisamente il karma è un movimento intenzionale della mente suscitato dalle passioni alimentate dal desiderio, dall’attaccamento, dalla collera, dall’avversione, dalla confusione e dalle illusioni.I risultati delle nostre azioni sono definiti impronte karmiche e impregnano il flusso della coscienza fondamentale detta continuum mentale: fino a quando  nella nostra mente persistono queste impronte o tendenze, non saremo mai sereni e liberi dalla sofferenza.Ogni azione che compiamo produce una conseguenza della stessa natura e imprime nella nostra coscienza una tendenza che porta a ripetere l’atto. Le conseguenze karmiche delle azioni ricadono su chi le ha commesse, ma non dobbiamo scordare che ciò che facciamo coinvolge anche gli altri, generando da parte loro reazioni i cui effetti dovranno prima o poi incontrare.Le condizioni per la maturazione del karma sono legate a vari fattori: innanzitutto deve esserci un oggetto verso cui indirizzare l’azione, poi bisogna avere il desiderio di compierla. Quindi ci devono essere i mezzi e le condizioni per attuarla materialmente. Infine ci deve essere il risultato, ovvero bisogna che l’azione abbia prodotto i suoi effetti e chi l’ha compiuta sia soddisfatto. Come si vede, fra l’idea e il compimento delle azioni i passaggi sono numerosi e richiedono tempo: fino a quando il progetto non ha dato frutto possiamo ancora ripensarci e interrompere l’operazione ma purtroppo, quando siamo vittime di un impulso o di una fissazione, la nostra mente è come un torrente in piena, travolgente e inarrestabile. Da qui nascono i comportamenti che fanno soffrire noi e gli altri.Il karma ha alcune caratteristiche essenziali: è individuale, il suo esito è identico alla natura dell’intenzione che lo ha originato, cresce perché attraverso le tendenze porta a ripetere le azioni e se non è purificato continua a svilupparsi fino alla produzione dei suoi risultati. Un karma non compiuto non può produrre conseguenze. Un karma compiuto non si dissolve, ma darà necessariamente un frutto, a meno che non venga purificato.Il karma può essere estinto e per scioglierlo l’unica via è la purificazione della mente, che richiede almeno quattro forze congiunte: la riflessione profonda sul danno prodotto, il rimorso sincero, la determinazione a non ripetere tali azioni, il riparare, quando possibile, al male fatto.Poiché la tendenza karmica è l’informazione che modella la coscienza e ci spinge ad agire, la base di un karma positivo è l’ideale del bene. Ma non siamo santi, e vivere nella virtù totale ci risulta difficile: se qualche volta riuscissimo a padroneggiare la mente e compiere azioni buone evitando le cattive, sarebbe già un gran bene.Non dimentichiamo che gli aspetti positivi o negativi del karma crescono. Il seme della quercia è piccolo, ma quando germoglia genera una pianta enorme, piena di ramificazioni. Così è per le azioni determinate dai sensi e dalla mente: ciascuna di esse genera una vasta e opaca rete di derivazioni.Talvolta passa molto tempo tra un’azione e la sua remunerazione, tanto che noi ce ne scordiamo, ma verrà il momento in cui il karma si manifesterà.Questo concetto è reso bene dal paragone dell’aquila che vola alta nel cielo. Anche se la sua ombra non è visibile, non vuol dire che non ci sia. Infatti quando l’aquila si avvicinerà al suolo l’ombra comparirà e diverrà sempre più definita, fino al momento in cui il rapace e l’ombra combaceranno nel punto dell’atterraggio.Altrettanto avviene con il karma: non sappiamo se il suo risultato arriverà oggi, domani, o in qualsiasi altro momento, ma possiamo star sicuri che quando le condizioni si presenteranno, il suo effetto ineluttabilmente si manifesterà.

 

 

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