Quanto la nostra vita dipenda dagli altri, e principalmente da persone che non conosceremo mai, è stato messo in evidenza in questi mesi di isolamento: la frutta che mangiamo è coltivata altrove, il servizio di Internet e le trasmissioni televisive che ci hanno mantenuto a contatto con il mondo sono fornite da aziende che hanno sedi lontane. Abbiamo tutti fatto la coda davanti a negozi e supermercati per rifornirci di prodotti provenienti da altre regioni o Paesi, oppure ci siamo fatti consegnare a domicilio, da solerti  fattorini  mai visti prima, i beni che ci servivano per sopravvivere. Una sopravvivenza che è stata possibile perché qualcuno ha lavorato per venire incontro alle nostre necessità, ricevendo in cambio del denaro che serviva a soddisfare le proprie esigenze.  Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il mondo non si è fermato, e dalle nostre sicure postazioni domestiche lo abbiamo visto pulsare e abbiamo potuto costatare che gli altri hanno una funzione fondamentale in ciò che ci concerne. Tutto quello che indossiamo, abbiamo in casa o utilizziamo, è fatto da persone sconosciute ma che sono di vitale importanza per noi.Se non ci fosse la badante che viene a prendersi cura dei nostri genitori anziani noi non potremmo disporre del tempo per svolgere altre incombenze. E se non ci fossero degli anziani, le badanti non avrebbero di che vivere. Questi esempi ci permettono di comprendere come la nostra esistenza quotidiana sia fondata su una rete di relazioni di cui non possiamo fare a meno e quindi non possiamo vivere separati dagli altri.Come una lampada a olio accesa che produce una luce fosca e poco utile perché l’olio è impuro e lo stoppino è sporco, analogamente colui che è preda delle passioni e, con la mente ottenebrata dall’egoismo, si preoccupa solo per ciò che è sotto i suoi occhi, non diffonde luce intorno a sé. Egli, considerando il resto con distacco, scivola sempre più in una indifferenza che porta svantaggio e danno a tutti. Infatti la separazione non è mai positiva perché spinge verso la diffidenza, producendo un costante stato di tensione che fa emergere le nostre debolezze e porta ulteriori difficoltà e sofferenze. Tale condizione negativa può essere eliminata solo con la concordia fra uomini uniti da un dialogo basato sulla vicendevole comprensione e tolleranza, e in più, come hanno sempre sostenuto gli inascoltati saggi di tutte le Tradizioni, che sappiano avere rispetto e cura per la terra e per tutto ciò che da essa trae sostentamento.La storia ci insegna, e lo abbiamo direttamente verificato, che quando qualcosa di terribile viene a turbare l’esistenza e la mente degli uomini, essi sono pronti a reagire unendosi nella collaborazione e nella solidarietà, disponibili a dare il loro aiuto per risolvere i problemi di interesse comune, ma l’umanità non si è mai globalmente preoccupata della terra e degli esseri che la abitano.Eppure, proprio queste circostanze ci dovrebbero far comprendere che ciò che accade nel mondo riguarda e coinvolge tutti e tutto.Questo principio lo conosciamo fin dalle elementari, quando abbiamo appreso che le piante, attraverso la luce del sole che permette la fotosintesi clorofilliana, producono l’ossigeno che serve per respirare a noi e a molte specie animali.Secondo il buddhismo, tutti i fenomeni derivano da cause e condizioni. Se prendiamo ad esempio un albero, le cause della sua nascita e crescita sono in sintesi contenute nei seguenti passaggi evolutivi che avvengono in modo consecutivo: il seme, il germoglio, le foglie, lo stelo, il bocciolo, il fiore, il frutto. Ma senza le condizioni correlate che consentono alla pianta di nutrirsi, nessun passaggio sopra elencato potrebbe avvenire. Le condizioni correlate sono forze apportate dagli elementi: la terra che stabilizza, l’acqua che tiene insieme, il fuoco o calore che scalda e fa maturare, lo spazio che concerne la disposizione ambientale, il tempo che scandisce la trasformazione. Ogni elemento è connesso con gli altri e agisce in concomitanza con essi: se un elemento è carente lo sviluppo della pianta sarà imperfetto, ma se esso manca del tutto, la crescita, legata a un preciso ordine naturale, non può avvenire e la pianta morirà.Come si vede, l’interdipendenza è una legge che regola il normale divenire del pianeta, il quale è costituito da una serie infinita di fenomeni che si concatenano, interagiscono energeticamente influenzandosi l’un l’altro e formano una sola entità.L’uomo non si è mai dimostrato attento a queste regole perché per secoli ha pensato che le risorse della natura fossero illimitate e, orgoglioso del proprio ingegno, ha posto in primo piano i propri interessi rispetto alla salvaguardia di tutti quei fattori che gli permettono di vivere.Così si è consolidata una presunzione che lo ha portato a privilegiare l’io” e il “mio” anziché un “noi” che comprende anche la terra e i suoi componenti. Quando si crea questa separazione, alla base c’è l’illusione di essere autosufficienti. Ma i fatti di questi mesi, e in generale le vicende quotidiane, dimostrano che non è così e che nessuno può vivere autonomamente.Meno di mezzo secolo fa, gli studiosi hanno confermato che le attività dell’uomo sono la causa principale delle modifiche territoriali e climatiche che si stanno verificando sulla terra, e a giudicare dalle conseguenze non sembra che la nostra specie sia mai stata obiettiva ed attenta alle sorti della casa che la ospita.Ora è tempo di andare oltre l’idea di “famiglia umana” per entrare nella concezione di una sola, grande, “realtà globale” fatta di uomini, animali, piante, mari, montagne e cieli indissolubilmente connessi, e tutti da porre al centro della nostra amorevole attenzione, perché proprio nell’unità di questo “tutto”, che costantemente si rinnova, è celato il segreto dell’armonia universale.

 

 

 

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