Attenersi alle regole imposte dal Governo per combattere l’epidemia è un atto di egoismo o di altruismo? Tutti si sono, a ragione, preoccupati della propria incolumità. Ma quanti hanno rispettato le distanze di sicurezza per non nuocere agli altri? Il nostro comportamento riguardo al contagio è una utile cartina di tornasole per verificare se abbiamo veramente compreso la dinamica delle relazioni, secondo la quale, quando due soggetti interagiscono l’energia prodotta non circola solo a senso unico, cioè da uno all’altro, ma implica uno scambio tra le due entità. Questo concerne i nostri rapporti con gli esseri senzienti ma vale anche per quanto avviene tra noi e l’ambiente.Per la legge del karma ciascuna azione di corpo parola e mente, quando è animata da spirito positivo oppure negativo avrà conseguenze dello stesso genere, mentre le azioni neutre non generano alcuna conseguenza.Le azioni possono riguardare noi e gli altri: sappiamo tutti distinguere quali sono nocive e quali edificanti in ragione delle norme morali, spirituali e sociali che regolano la nostra vita. E sappiamo pure   che trasgredire alle regole può costarci caro, sia dal punto di vista interiore che sul piano delle relazioni sociali. Non è quindi difficile comprendere le ragioni per cui il karma sia stato considerato dal Buddha una delle due cause che originano la sofferenza.La seconda causa è meno presente nella cultura occidentale e facciamo più fatica a comprenderne l’importanza: si tratta dell’illusione.Se riusciamo ad accettare che tutte le azioni che facciamo sono karma, l’idea che le delusioni generino sofferenza ci travaglia poco.Infatti siamo portati a pensare alle illusioni come a innocenti sogni senza conseguenze, qualcosa di leggero che ci aiuta a uscire dalle pastoie della routine e non ci accorgiamo di essere costantemente immersi in una ragnatela di delusioni che ci portano lontano dal vero.Dove per vero si intende la realtà delle situazioni, che spesso siamo portati a distorcere con aspettative improbabili e che solo l’esperienza concreta ci farà vedere con chiarezza.Pertanto il fondamento dell’illusione è una mente che non vuole intendere l’evidenza e che sostituisce i dati certi con valutazioni arbitrarie dovute alla immaginazione oppure falsate da un errore di interpretazione. Ne derivano stati emotivi che possono alimentare ingannevoli visioni della realtà. Nel buddhismo vengono considerate cinque illusioni radice dalle quali emergono altri numerosi fattori che condizionano il nostro comportamento. Queste cinque illusioni principali sono: l’ignoranza, l’avversione, l’attaccamento, l’orgoglio e il dubbio.Ignoranza vuol dire non conoscere le cose, la loro realtà e non vedere chiaramente le situazioni. In tali circostanze l’oscuramento mentale ci fa pensare che tutto vada come vogliamo noi. Non tenere presente la legge del karma e quindi la causalità delle azioni è sicuramente espressione di quella ignoranza, ritenuta l’origine di tutte le passioni e dunque di ogni sofferenza.L’avversione porta a provare il rifiuto per gli altri ma anche a considerare negativamente la nostra persona: un sentimento che sfocia spesso nella rabbia e nell’ aggressività. Nella convinzione che nessuno ci aiuti e che noi dobbiamo imporci in qualunque modo, l’avversione genera malevolenza e ostilità nei confronti degli altri e ci rende anche refrattari alla loro sofferenza. L’attaccamento, collegato con il desiderio, ci fa sentire attratti da cose o persone e genera l’illusione che queste ci appartengano e che non possiamo farne a meno.L’orgoglio, affine alla presunzione, ci fa pensare di essere superiori agli altri e quindi li guardiamo con un distacco che produce atteggiamenti di superiorità e, quel che è peggio, mancanza di rispetto. Il dubbio desta in noi emozioni distruttive, crea uno stato di agitazione, infelicità e confusione perché la mente si trova sempre insicura e divisa nel momento delle scelte.L’illusione occupa la nostra mente anche in altri modi. Ad esempio il pensare che le nostre azioni negative non generino conseguenze o che la faremo franca, e che comunque noi abbiamo ragione a compierle. Oppure credere di essere sempre nel giusto e di essere vittime dell’altrui cattiveria. O ancora, la convinzione che un comportamento fondato su principi ideologici estremi, sia corretto.Queste credenze nocive non portano beneficio né a noi né agli altri.Siamo a un punto di svolta e abbiamo avuto in questi mesi il tempo di riflettere sulle mille illusioni che caratterizzavano la nostra vita.do dal riguardo verso noi stessi, coltivando il perdono, eliminando le malevolenze e il risentimento, privilegiando la generosità, la condivisione e una vita semplice.Non facciamo il grave errore di dimenticare le sofferenze provate in passato a causa dell’illusione e impegniamoci a proteggere la nostra mente rispetto alle passioni e ai sentimenti che la rendono inquieta e infelice.Ricordiamo che l’energia che muove le illusioni è generatrice di dolore e impariamo ad analizzare le situazioni con la consapevolezza che elimina l’incertezza del dubbio.Quando abbiamo l’impressione di cadere nella trappola dei sentimenti malsani che portano ad arrecare danno a noi o agli altri, fermiamoci un momento e ripetiamo con fiducia e convinzione: “Questo non è mio, questo non sono io”.Diceva il Buddha: “ Come un orcio, privo di base, facilmente si rovescia, una mente priva di base facilmente si sconvolge”. Ciò avviene quando alla base delle nostre azioni ci sono le illusioni.La natura originaria della nostra mente è limpida, chiara, trasparente, simile all’etere, ma i pensieri perturbanti oscurano questa chiarezza e distorcono le relazioni che intratteniamo con il mondo e con gli altri.Ricordiamoci sempre che tutti i momenti della giornata   prendono l’aspetto del dolore o della gioia perché vengono plasmati dal nostro umore.

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