Luce del Dharma

nelle parole del ven.Lama Paljin Tulku Rinpoce

Lama-Paljin

Ognuno sappia ricercare nella propria dottrina d’appartenenza i suggerimenti che portano al dialogo e all’armonia.
Per una serena convivenza tra i popoli, l’unica soluzione è la pace, ottenuta con pensieri, parole e azioni che possano essere gioiosamente accolti da tutti.

 Quando il dolce sapore dell’amore accompagna i pensieri, la mente gioiosa
di chi ama genera serenità  e, come le increspature sull’acqua di un lago, l’amorevole gentilezza diffonde la sua luminosa energia su tutti gli esseri.

 Solo l’esperienza interiore può ricondurci alla grandezza dell’universo e, con questa energia dentro, noi possiamo cambiare e crescere.

Nel nostro spirito ci sono dimensioni che nemmeno immaginiamo e che attendono di essere scoperte: quando tutti i livelli di coscienza si fondono in uno al centro del nostro cuore, il risveglio avviene.

Forse questo è un altro modo di leggere il mantra OM MANI PADME HUM.
Il gioiello dell’energia universale vive nel loto del mio essere interiore.

 Alcuni pensano che la pratica buddhista sia riservata a individui votati all’ascetismo, immersi in costante meditazione nell’intento di sfuggire a tentazioni e condizionamenti del mondo esterno.

E c’è chi, fraintendendo la legge del karma e il concetto di vacuità, ritiene che tutto sia scritto, che nulla esista e che i buddhisti vivano la vita terrena con spirito nichilista: ovvero senza agire, in quanto legati a una credenza che non lascia spazio all’iniziativa personale.

Ma se consideriamo che ‘karma’ vuol dire ‘azione’, che il karma si produce con pensieri, parole e gesti, e che solo agendo in maniera positiva in questa vita possiamo cancellare il karma che ci ha portati a rinascere, un atteggiamento nichilista è l’esatto contrario della dottrina buddhista.

 Nella tradizione buddhista, la generosità è considerata sommamente lodevole, perché non solo costituisce il primo gradino da cui inizia la scala delle perfezioni, ma aiuta a eliminare il karma negativo, consentendo di accumulare meriti utili per l’evoluzione spirituale.

La perfezione della generosità si fonda sulla radicalità dell’intenzione di abolire la povertà altrui, a qualsiasi livello. Difatti dovremmo offrire con generosità non tanto ciò di cui oggi qualcuno ha bisogno, quanto ciò grazie a cui non ne avrà più bisogno. 

 La preghiera è un potentissimo strumento attivatore di dinamiche energetiche.

Non soggette a limitazioni spazio-temporali, le vibrazioni armoniose che produce si diffondono nell’ambiente, come un profumo, come un’onda luminosa o sonora.

E non di rado raggiungono dimensioni molto lontane, addirittura impensate, con effetti riequilibranti e risananti.

 Solitamente legate all’espressione sonora, verbale o cantata, le vibrazioni della preghiera possono essere emanate anche attraverso l’energia della mente, da chi è abituato alla pratica meditativa. Una volta confluite nell’etere, vengono proiettate in una dimensione vibrazionale spirituale da cui tornano indietro come un boomerang, apportando risultati la cui efficacia è proporzionale alla purezza e all’intensità con cui la preghiera è stata formulata. Ciò accade perché esiste un equilibrio cosmico che fa circolare le vibrazioni e le distribuisce secondo le finalità per cui sono state prodotte.

 Nel buddhismo, la fede è intesa essenzialmente come un atteggiamento di fiducia che ci porta a credere in ciò che ci convince, e non già in qualcosa che è posto al di sopra di noi.

Il buddhismo consiglia: “Prova, finché non hai la dimostrazione che ciò che fai è giusto, e quando otterrai un risultato, solo allora credici”. Gli insegnamenti trasmessi dai Maestri hanno proprio la funzione di darci la possibilità di attingere a un risultato, ed è questo che ci spinge a perseverare nella pratica.

 

 La grande beatitudine che caratterizza l’estasi è frutto dell’assorbimento meditativo, attraverso cui si entra in una dimensione di profonda interiorità che porta alla chiara luce, grazie al superamento della visione duale legata alla realtà convenzionale.

 Possano le cinque Saggezze dei Buddha della meditazione rendere adamantina la vostra coscienza. Possa la luce della Dottrina illuminare il vostro cammino. Possano i frutti delle vostre azioni positive andare a beneficio di tutti gli esseri senzienti.

 Tutti i momenti della vita possono esser letti come rituali di preghiera.

La preghiera vissuta è armonia gestuale, verbale e di pensiero, è un modo d’essere. Bisognerebbe vivere in uno stato di preghiera e produrre energia positiva sin dal risveglio, pensando a un fiore che sboccia, a una persona cara o a una melodia.

 Nel buddhismo tibetano, il palazzo posto al centro dell’area mandalica, in cui risiede la divinità reggente, rappresenta una via segreta all’estasi. Infatti, partendo da una condizione terrena e mondana, il cammino del praticante nell’ambito di questo diagramma si snoda in una serie di momenti in cui la psiche s’immerge nelle profondità del mondo interiore. Qui la coscienza viene a trovarsi in uno stato di assorbimento meditativo in cui si genera un processo d’integrazione con il divino.

 L’azione positiva che mira ad aiutare qualcuno ad evolvere, e i cui meriti vengono dedicati a beneficio di tutti, confluisce nell’immenso serbatoio delle energie dei maestri, dei Bodhisattva, dei praticanti del Sangha, di quanti da secoli lavorano per l’illuminazione degli esseri.

Diventerà quindi universale, eterna, non più relativa.

Secondo un’immagine citata nei testi tibetani, il nostro gesto di positività è come una goccia, che entra nel mare dell’armonia creata da tutti coloro che contribuiscono all’energia positiva universale.

 Abbiamo bisogno di emozioni in continua successione per far vibrare il nostro ego e sentirci vivi, e questo atteggiamento nasce dal fatto che, vittime dei nostri problemi, cerchiamo nelle emozioni la fuga dalle frustrazioni e dall’ansia.

Ma esaurita un’emozione, i problemi si ripresentano, perché non sono stati eliminati, ma soltanto coperti con una maschera. Possiamo infatti definire le emozioni gli abiti teatrali dell’io.

 Tutta la dottrina del Risvegliato si basa sulla corretta azione di corpo, parola e mente. Vivere le esperienze senza attaccamento non vuol dire restare inerti, ma avere l’abilità di affrontare le cose, vecchie o nuove che siano, con un atteggiamento mentale equilibrato, ovvero improntato alla giusta misura e moderazione. In una parola : saggio.

 Nel corso di quest’esistenza, fatta di sogni e illusioni, corriamo il rischio di considerarci separati dagli altri e di valutare il loro percorso personale come qualcosa che non ci concerne. Viene allora facile il giudizio. Sarà invece nell’accettazione e nel rispetto del prossimo che dovremo applicare il nostro impegno compassionevole.

 Il momento giusto per manifestare la nostra appartenenza alla famiglia
dei Buddha è quello in cui ci sembra che gli altri mettano in evidenza i propri limiti. È qui che deve attivarsi l’amorevolezza. Non è certo attraverso la critica o l’allontanamento che possiamo essere utili a chi, con il proprio comportamento, non corrisponde alle nostre attese.

 Anche il nostro peggior nemico o il più dissoluto degli individui possono divenire dei Buddha, e noi dobbiamo offrirgliene tutte le opportunità. Di fronte alle difficoltà, bisogna saper accogliere nella famiglia chi necessita d’aiuto, e la famiglia deve sempre rimanere unita e compatta come gli alberi di una foresta.

 Tutto muta costantemente, e dire che la vita è monotona e sempre uguale è dimostrazione d’assoluta superficialità. Se sapessimo analizzare a fondo le nostre giornate, scopriremmo che tutto in noi è in continuo cambiamento: non solo i vestiti o le abitudini, ma anche l’atteggiamento mentale nei confronti di persone e cose, che si modifica da un momento all’altro. Sono questi i segni del divenire.

 La morte è uno stato di transizione che segna il passaggio da una dimensione a un’altra. Nell’uomo, tali circostanze si verificano di minuto in minuto, nel rinnovarsi delle cellule, nell’arrivo delle malattie o nella loro guarigione, nell’esposizione di un fragile corpo all’imprevedibilità degli eventi. Ma la morte non è solo un fattore fisico: si muore mentalmente ogni volta che si cambia idea, che si affrontano nuove difficoltà, che s’impongono mutamenti nel nostro modo di vivere.

Il mondo è teatro d’infinite morti e rinascite quotidiane, cui dobbiamo saper guardare con obiettività e consapevolezza. Ognuno è soggetto a una continua successione di esperienze, che diventano il luogo della trasformazione.

 Nel buddhismo tibetano, una delle “dieci circostanze fortunate” consiste nell’aver ottenuto una rinascita umana, eventualità ritenuta rara.

È come nascondere la chiave di casa in un luogo imprecisato del mondo: quante possibilità si hanno di ritrovarla?

Analogamente, quante probabilità ha una tartaruga cieca, trovandosi nell’oceano in tempesta, di riuscire a infilare il collo in un salvagente?

La salute non è un’assenza di malattia, ma un complessivo star bene: il corpo, la mente e la coscienza sono una cosa sola, e dobbiamo avere equilibrio in tutte queste dimensioni. In tal modo, si può originare una condizione di benessere che chiamiamo ‘consapevole serenità’.

 La nostra confusione ci impedisce di capire, allora dobbiamo riuscire a ridimensionare la nostra realtà ed entrare nel contesto del “qui ed ora”: ovvero saper vedere chiaramente le cose nel momento in cui si verificano, sfrondandole da tutte le produzioni della nostra mente.

Questa è una liberazione.

Il passato è fonte di esperienza ma non esiste più, il futuro è oggetto di sogni o illusioni ma non esiste ancora: tutto ciò che facciamo pensando al passato o proiettandoci nel futuro è quindi uno sterile esercizio della nostra mente confusa.

 I pensieri non arrivano da un luogo specifico, non vanno in alcun posto, non hanno un’esistenza reale. Quando consideriamo reali i nostri pensieri, ne diventiamo vittime.

Solo chi sviluppi un’adeguata consapevolezza può approdare alla dimensione interiore di equilibrio che gli permette di applicare i quattro comportamenti incommensurabili: l’amore, la gioia, la compassione e l’equanimità.

 Impariamo a sdrammatizzare i momenti emotivi, a vedere il loro carattere relativo ed episodico e a ridurne l’importanza.

Più siamo attaccati alle emozioni, più ne siamo prigionieri.

I problemi che possono manifestarsi sono grandi o piccoli solo in relazione al nostro stato d’animo.

Se abbiamo le idee chiare un problema dura poco, mentre se non lo sappiamo ridimensionare e trasformare può durare anche tutta la vita.

 Ognuno sappia ricercare nella propria dottrina d’appartenenza i suggerimenti che portano al dialogo e all’armonia.

Per una serena convivenza tra i popoli, l’unica soluzione è la pace, ottenuta con pensieri, parole e azioni che possano essere gioiosamente accolti da tutti.

 Quando il dolce sapore dell’amore accompagna i pensieri, la mente gioiosa
di chi ama genera serenità e, come le increspature sull’acqua di un lago, l’amorevole gentilezza diffonde la sua luminosa energia su tutti gli esseri.

 Solo l’esperienza interiore può ricondurci alla grandezza dell’universo e, con questa energia dentro, noi possiamo cambiare e crescere.

Nel nostro spirito ci sono dimensioni che nemmeno immaginiamo e che attendono di essere scoperte: quando tutti i livelli di coscienza si fondono in uno al centro del nostro cuore, il risveglio avviene. Forse questo è un altro modo di leggere il mantra OM MANI PADME HUM. Il gioiello dell’energia universale vive nel loto del mio essere interiore.